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Alessio Soro

ALESSIO SORO DELGADO vede luce nel 1976, a Roma. Il suo, più che un approccio fotografico, si può descrivere come un percorso artistico movimentato. Sempre attirato dall’immagine in ogni sua forma, ne apprezza fin da subito le enormi potenzialità narrative ed evocative. Parte dai fumetti, “TOPOLINO” prima, poi “DYLAN DOG”, letture che lo stimolano dal punto di vista grafico; inizia a riprodurre immagini. La sua prima macchina fotografica è una KODAK compatta a rullino, che abbandona in poco tempo perché attirato da altro. Lontano per lungo tempo da ogni espressione artistica ma senza perdere mai di vista l’immagine, forma che rimane salda, vi riapproda molti anni dopo, in età avanzata, grazie al mondo del teatro, con cui entra in contatto attraverso i suoi studi letterari. Nel teatro trova terreno fertile per dar sfogo alle sue visioni, renderle vive, tridimensionali, ed inizia a sviluppare regie. Un grosso trampolino di lancio per unire il tutto: IMMAGINE E MOVIMENTO. Il cinema è il successivo rimbalzo… il contatto con le inquadrature fa il resto. L’esigenza di inquadrare la vita in un rettangolo, stringere i campi, mettere a fuoco la realtà che lo circonda lo portano a fermare istanti. L’obiettivo diventa estensione dell’occhio… la strada, la vita reale, l’unico modo per soddisfarlo. Visionario, fantasista, irriverente, ama raccontare la società nelle sue variegate forme espressive, con l’obiettivo di mostrare ciò che comunemente sfugge. O non si vede?
vede luce nel 1976, a Roma. Il suo, più che un approccio fotografico, si può descrivere come un percorso artistico movimentato. Sempre attirato dall’immagine in ogni sua forma, ne apprezza fin da subito le enormi potenzialità narrative ed evocative. Parte dai fumetti, “TOPOLINO” prima, poi “DYLAN DOG”, letture che lo stimolano dal punto di vista grafico; inizia a riprodurre immagini. La sua prima macchina fotografica è una KODAK compatta a rullino, che abbandona in poco tempo perché attirato da altro. Lontano per lungo tempo da ogni espressione artistica ma senza perdere mai di vista l’immagine, forma che rimane salda, vi riapproda molti anni dopo, in età avanzata, grazie al mondo del teatro, con cui entra in contatto attraverso i suoi studi letterari. Nel teatro trova terreno fertile per dar sfogo alle sue visioni, renderle vive, tridimensionali, ed inizia a sviluppare regie. Un grosso trampolino di lancio per unire il tutto: IMMAGINE E MOVIMENTO. Il cinema è il successivo rimbalzo… il contatto con le inquadrature fa il resto. L’esigenza di inquadrare la vita in un rettangolo, stringere i campi, mettere a fuoco la realtà che lo circonda lo portano a fermare istanti. L’obiettivo diventa estensione dell’occhio… la strada, la vita reale, l’unico modo per soddisfarlo. Visionario, fantasista, irriverente, ama raccontare la società nelle sue variegate forme espressive, con l’obiettivo di mostrare ciò che comunemente sfugge. O non si vede?
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